Occhi rossi e cenere nell’aria nell’antica Ciasa da Fum

Aria stantia, sentore acre di fumo, unto e fuliggine stratificati sulle pareti: queste le tracce lasciate dal fuoco che fino agli anni Cinquanta scaldava la “Ciasa da Fum”, uno dei pochi esempi superstiti di antica dimora clautana. Costruita più di 400 anni fa, rappresenta una preziosa testimonianza non solo architettonica, ma anche dello stile di vita di un tempo. Una vita caratterizzata dall’autosufficienza, in cui le famiglie dovevano produrre da sé cibo, vestiario e oggetti utili alla quotidianità, lavorando sodo non solo tra le quattro mura, ma anche nei campi, nei boschi, in malga, in base alle stagioni.

Acquisita dal locale Museo Casa Clautana, e in parte restaurata, la dimora si sviluppa su tre livelli, con muratura in pietra e solai e copertura in legno. Al pianterreno, un porticato dà accesso alla cucina, un angusto ambiente con il soffitto ad altezza d’uomo e le pareti completamente annerite nella metà superiore, chiaro indizio del fumo che vagava per le stanze. Varcando la soglia, sulla sinistra, è visibile il punto in cui ardeva il fuoco, fondamentale fonte di luce e calore e fulcro della vita domestica. Attorno a esso si riuniva la famiglia, la donna cucinava, i bambini facevano i compiti e l’uomo, nelle giornate invernali, fabbricava utensili in legno: cucchiai, mestoli, scodelle e altri oggetti che poi, in primavera e autunno, la donna andava a vendere in giro per l’Italia settentrionale, spostandosi a piedi.

Il fuoco veniva acceso in una buca per terra e la conseguente nuvola grigia non veniva dispersa all’esterno da alcuna canna fumaria. Il tetto, infatti, attualmente in legno, un tempo era di paglia: le scintille condotte avrebbero potuto incendiarlo. In cucina non ci si poteva difendere dall’elevata concentrazione di fumo, ma le esalazioni si riducevano notevolmente stando bassi o accovacciati: per questo motivo le panche sono poste a una quarantina di centimetri dal pavimento. Va detto, però, che anche questa situazione era sfruttata, sistemando un’assicella di legno che permetteva l’affumicatura di carni e formaggi. I cibi venivano poi trasferiti nel camerìn, una dispensa attigua alla cucina.

La giornata, nella “Ciasa da Fum”, si concludeva con il richiamo della guardia comunale, che di sera passava per le strade esortando i clautani a spegnere i fuochi, per limitare il rischio di incendi. Prima di raggiungere la camera da letto al piano superiore, attraverso una scala esterna, la padrona di casa nascondeva, se ce n’erano, alcune patate tra le braci, che avrebbero costituito la colazione del mattino seguente.


Inglese Inglese

Tedesco Tedesco